La famiglia dovrebbe essere il luogo fisico e mentale dove ci si riconosce, dove ci si può sentire sicuri e rispettati, dove far crescere e sviluppare i propri progetti. Purtroppo, non sempre è così; ed anche quando un singolo componente della famiglia, ad esempio un figlio o una figlia, è l’unico a manifestare delle sofferenze e del disagio rispetto a tutti gli altri, è comunque la famiglia intera che ne risente, che ne viene sollecitata portando al suo interno delle ferite che vanno a compromettere proprio quelle vitali funzioni di base che rappresentano i presupposti per il benessere. La famiglia può diventare un luogo di sofferenza. Il mio lavoro con le famiglie consiste in un intervento che permette di riportarne il funzionamento ad uno stato di adeguato benessere per tutti i suoi componenti, nessuno escluso, identificando le dinamiche patologiche, riattivando la comunicazione fra i membri, rafforzando i ruoli di base. Quando una famiglia, tradizionale o separata – perché anche una famiglia separata continua ad essere comunque una famiglia, magari solo a livello mentale – riporta sofferenze che derivano nello e dallo stare insieme, ha bisogno più che mai di fermarsi e riunirsi in un luogo schermato dal mondo esterno dove ritrovarsi, potersi esprimere ed ascoltarsi, un luogo dove riconoscersi reciprocamente, sentirsi accolti e riconnettersi. Lo studio di psicoterapia è il luogo dove è possibile accogliere le esperienze emotive di ciascun componente e rappresentarle dando loro una storia ed un senso, facendole coesistere come parte peculiare significativa del sistema famiglia. È un efficace, lavoro di comprensione, di abbandono delle maschere, di chiarificazione, dove la sofferenza di uno o più componenti possa essere presa in carico da tutti gli altri per ritrovare un equilibrio dinamico e ristabilire la forza dell’essere famiglia restituendone le funzioni di accudimento, sicurezza e crescita.